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Il M5s e la fabbrica delle bufale sul web


C’è uno stretto legame tra alcune “bufale” che circolano in Rete e un sistema di siti che ruota attorno alla Casaleggio associati e al M5S. Lo sostiene il giornalista Alberto Nardelli, che insieme a un collega ha scritto di recente una lunga inchiesta per BuzzFeed News.
Si discute di fake news e di quanto incidano sulle democrazie. “Bufale” e Casaleggio associati, dunque: qual è il meccanismo che ha descritto?
«La premessa è il legame tra il Movimento e la Casaleggio associati: un po’ nebuloso. Poi si può analizzare il rapporto tra il sito di Grillo e i siti gestiti dalla Casaleggio. Penso a Tze-tze, La Fucina, La Cosa. Sono collegati tra loro, e a loro volta collegati con il sito di Grillo. Hanno in comune il codice Google Analytics, AdSense e alcuni l’indirizzo Ip. Eppure, Tze tze è presentato come indipendente».
Tra le notizie rilanciate, ci sono anche “bufale”? E passano da un sito all’altro di questa galassia?
«Un esempio spiega il percorso. Tze tze ha pubblicato un articolo che parla degli scafisti che portano i migranti in Italia e che sarebbero finanziati dal Dipartimento di Stato USA. Sa come nasce questa storia? Appare prima su un sito di estrema destra austriaca, poi su un blog di estrema destra italiano, quindi dal sito russo Sputnik, infine appunto su Tze Tze. E spesso questo genere di articoli viene anche ripreso dalla pagina Facebook di Grillo».
A suo avviso è un vero e proprio “metodo”?
«Oltre al legame poco chiaro tra partito e azienda, si può dire che spesso le pagine social di Grillo e dei siti della Casaleggio condividono gli stessi contenuti».
Riescono a raggiungere molti utenti?
«Pensi che soltanto Grillo ha 2 milioni di seguaci su Facebook. Un altro milione ce l’ha Tze tze. E poi ci sono dozzine di pagine pro-Movimento 5 Stelle, che non sono direttamente controllate da loro, ma che contribuiscono ad ampliare la diffusione del contenuto ».
Questo sistema è un’esclusiva della galassia del Movimento o ci sono altri esempi nel mondo?
«Le fake news ci sono in tutto il mondo, militanti che le condividono anche. La differenza è che negli altri Paesi non c’è un legame così forte tra le fake news e i siti di un’azienda che a volte le pubblica e che ha un rapporto con una forza politica».
Adesso Grillo ha ribaltato le accuse e accusato i media tradionali di spargere “bufale”.
«Lo fanno anche altrove i partiti antisistema e quelli di estrema destra. In parte l’ha fatto anche Trump. L’idea è di delegittimare i media tradizionali, le istituzioni e qualsiasi dibattito fondato sui fatti. A ben guardare succedeva anche negli anni Venti e Trenta, l’idea della lügenpresse non è certo una novità ».